Corti di Carta: Il premio

domenica 13 luglio 2008, di Ilaria Sangregorio

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La sesta uscita è riservata a Valeria Parrella, vincitrice del Premio Campiello Opera Prima con la raccolta di racconti Mosca più balena, edita da Minimum Fax nel 2003, nonché finalista del Premio Strega nel 2005 con Per grazia ricevuta; di recente è tornata in libreria, per Einaudi, con il suo primo romanzo, Lo spazio bianco (2008).

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Il premio è la storia di un uomo, Alessio Maranca, dalle origini piemontesi, trasferitosi a Napoli insieme alla sua famiglia per gestire una filiale della banca per la quale aveva lavorato quando risiedeva al Nord. Ed è proprio qui, in questa città ancora agricola, che accade l’inverosimile: muore Viviana, sua moglie. La stessa sera, Alessio, «più stanco della malattia che gli aveva assottigliato la moglie», era riuscito ad addormentarsi. Durante i giorni luttuosi, Alessio aveva affidato alla serva la custodia della sua figlioletta Marta. La domenica successiva, dopo l’eucarestia, Alessio, con passo deciso, si era diretto verso la sagrestia per chiedere al parroco di “procurargli” una madre per sua figlia. Il prete aveva scelto Grazia, una diciottenne abituata al lavoro nei campi. Ben presto «Fama, malum qua non aliud velocius ullum»: la serva aveva raccontato in giro ciò che non aveva visto, ciò che non era accaduto.

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Alessio, secondo il costume del luogo, era stato costretto a sposare la bambinaia Grazia, ancora virginea, per non permettere che il suo nome venisse sporcato e perché non arrivassero voci alla bambina, quando fosse andata a scuola. Marta non riusciva ad accettare che quella donna, con alito di cipolla e mani spesse, potesse prendere il posto della sua mamma. «Marta cominciò a fidarsi di Grazia solo quando Grazia iniziò a fidarsi di se stessa». Alessio invece aveva iniziato a guardarla con occhi diversi quando, dopo un’impertinenza compiuta da Grazia durante un suo colloquio di lavoro, aveva cominciato a pensare al tempo di vedovanza trascorso, alla sua età, alla maternità tenera di Grazia e al suo modo di gestire casa. Meritava un premio.

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Un finale dal sapore amaro. Una felicità irraggiungibile. La forza dei sentimenti che nemmeno il tempo, gli eventi, nuovi rapporti possono sovvertire. Ricordi che come un cancro macchiano la nostra pelle, ricordi che cerchiamo di relegare nei profondi abissi del nostro cuore ma che in fondo dettano le azioni del nostro presente. La ricerca di un desiderio umano, il più difficile, il più ostico: la felicità.

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«D’improvviso si sentì soddisfatto come possono gli uomini quando guardano solo il presente, e raggiunse Grazia, che ricamava con l’ultima luce della giornata. Le chiese: "Ma tu sei felice?", e lei, che felice non lo era stata mai, neppure all’età di Marta, mica capì cosa le veniva chiesto e rispose: "Sì", poi tornò con tutta la mente al punto croce.» Gli episodi si susseguono con un ritmo incalzante. Poche sequenze descrittive e la scelta di un registro medio garantiscono al lettore una piacevole lettura.


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