«Dal balcone ammiravo il vuoto / che ogni tanto un passante riempiva» (Niente è come sembra)
«Mi trovavo a lottare contro i miei fantasmi / spostandomi in avanti per quanto lo permette la catena / scopersi per caso lo stato che ascende alla Gioia» (Stati di gioia)
A tre anni da Dieci stratagemmi (Sony), ultimo album registrato in studio, Franco Battiato ci propone Il vuoto (Universal), un coccolato viaggio di nove tracce perfettamente consecutivo all’attuale indirizzo della sua indagine: una pagina di musica raccontata nelle tarde ore del pomeriggio, a ridosso della sera.
Chiari riferimenti stagionali: è un lungo autunno, un autunno che vive I giorni della monotonia [1] trascinandosi, fisicamente, all’inizio della primavera, aspettando l’estate [2], in un tiepido aprile.
Romanzato, inzuppato di archi, nelle musiche e nei testi, fatte di profumi pungenti, come ormai è abitudine: «pensieri leggeri / si uniscono alle resine dei pini», canta in Tiepido Aprile [3].
Ottimi e obbligati riferimenti all’esperienza elettronica collezionata da Battiato. Stilisticamente interessanti Il vuoto [4] e The game is over: staffetta tra electro-folk, techno, prog e immancabile inglese battiatesco (a quanto pare sapientemente impartito, nella dizione, anche alle seconde voci). Disseminato un po’ ovunque, questo richiamo all’irriverente passato del cantautore ionico.
Battiato non risparmia a se stesso, inoltre, momenti di stretto esistenzialismo (evidente: «Io sono. Io chi sono?»), indubbiamente sofferti e intimi, ma che risultano poi inevitabilmente legati a quell’inquieto vivere sociale di mutamenti, di cambi di stagione, appunto. L’incertezza, la necessità di custodire («Non voglio che l’impuro ti colga / ti darò a una rondine in volo / niente è come sembra»), il grave collimare della realtà con la «vacuità», concetto fondante dell’album.
La chiave di questo piccolo disco - 33 minuti senza pretese epiche o avanguardiste - sta tutta nella tensione tra i versi di Era l’inizio della primavera e Stati di gioia (una gemma): «La primavera cominciò all’ombra di betulle / come risposta al mio umore / lanciavi un’occhiata / era l’inizio tra noi due / piangevo prima di te», perché c’è un animo umano che è simbiotico alla natura, ne risente e ne contiene le influenze; «Era l’estate del ’63 / un pomeriggio assolato / da un juke-box di un bar completamente vuoto / "She loves you, yeah, yeah, yeah"», perché tutto si apre e si chiude con la presenza-assenza, con la purificazione, perché il sapore sbiadito dei ricordi ci illude d’essere padroni.
Come diceva Arthur Schnitzler, «è facile scrivere i propri ricordi quando si ha una cattiva memoria».
Tracklist: 1. Il vuoto, 2. I giorni della monotonia, 3. Aspettando l’estate, 4. Niente è come sembra, 5. Tiepido Aprile, 6. The time is over, 7. Era l’inizio della primavera, 8. Io chi sono, 9. Stati di gioia. Durata: 34 minuti. Etichetta: Universal (2007).
Note
[1] ascolta "I giorni della monotonia": file .wma, 53 sec.
[2] ascolta "Aspettando l’estate": file .wma, 59 sec.
[3] ascolta "Tiepido Aprile": file .wma, 57 sec.
[4] ascolta "Il vuoto": file .wma, 60 sec.



