MUSICA/ 16 maggio, UnSoloJazz fa tappa al Teatro Metropolitan. E’ un successo per Dee Dee Bridgewater

Dee Dee, il controcanto che viene dall’Africa

La cantante inebria d’Africa il pubblico catanese con "Red Earth. A Malian Journey"

samedi 19 mai 2007, par Roberto Pirruccio

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La ricerca musicale sa tramutarsi in incanto, quando parte da una ricerca sulla propria pelle. Dee Dee Bridgewater, dopo aver sondato le emozioni delle più grandi anime in musica del secolo scorso, stavolta ha scelto di approfondire se stessa. Mrs. Bridgewater è afroamericana e da qualche anno ha nettamente scelto di non dimenticarsene.

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Un momento del concerto

Così ha cominciato a lavorare su "Red Earth. A Malian Journey", un vero e proprio centro di aggregazione di sensibilità ; con Ira Coleman (contrabbassista, già al fianco di Herbie Hancock), Edsel Gomez (piano) e Minino Garay (percussioni), ha allestito un riarrangiamento - in alcuni casi, una vera e propria ricomposizione - di antichi canti del Mali. In questa piccola grande impresa, Dee Dee è stata squisitamente condotta da un’orchestra di musicisti maliani. Prestazione, quella di questa sera, resa ancor più profonda dalla dedica al defunto padre di Gomez.

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Dee Dee Bridgewater e la All Star Malian Band

Base percussiva dominante, come prevedibile (e auspicabile), grande affiatamento sul palco e un’ottima combinazione tra scenografia e giochi di luci. Le imponenti voci di Kabine Kouyate e Mamani Keita si incrociano periodicamente con l’inconfondibile graffio soul delle interpretazioni di Dee Dee. C’è spazio per ben quattro standard blues : è l’azzeccatissima "Afro Blue" del grande percussionista Mongo Santamaria ad aprire le danze ; nel corso del concerto, verranno proposte anche "Footprints" (col titolo di "Long Time Ago"), la hit anti-guerra "Compared To What" (portata al successo a fine anni ’60 dai mostri sacri Les McCann ed Eddie Harris) e "Four Women", di Nina Simone, dove Dee Dee raggiunge uno dei suoi momenti più alti e il suo corpo è una proiezione della sua stessa voce. D’altronde, per sua stessa ammissione, donne come Nina Simone hanno permesso agli afroamericani di non soffocare. Non a caso, infatti, "Four women" racconta quattro storie di umanità e di coraggio.

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Red Earth
Dee Dee Bridgewater, 2006

Trame che si sposano benissimo con il percorso imbastito da "Red Earth. A Malian Journey" : l’angoscia è sempre seguita dalla speranza, non c’è messaggio triste che non possa essere spento con i sentimenti semplici, quelli senza pretese. E’ quel che emerge dalle gentili dichiarazioni d’amore di "Mama Don’t Ever Go Away" e "Oh My Love" ; su questo brano, Dee Dee invita il pubblico a intonare la parola "Djarabi" (titolo originale), stuzzicando i presenti verso un coinvolgimento che, nelle battute finali del concerto, diventerà letteralmente incontenibile.

Il momento più eloquente è dato dalla title track, "Red Earth", una canzone vecchia di secoli. Dee Dee lo introduce così : « Se finora avete avuto qualche dubbio sul fatto che blues e jazz derivino dalla musica africana, dopo aver ascoltato questo brano non ne avrete veramente più ». Ovviamente, l’esito della sua fondatissima affermazione è indiscutibile : "Red Earth" presenta ritmiche sincopate, sprigiona colori accesi e accecanti, è corpo convulso e paesaggio poetico. Un manifesto.

Con una punta di emozione, Dee Dee annuncia il brano che porta il suo nome, composto dall’orchestra in onore del suo arrivo in Mali. Ending in piedi, sotto il palco, a ballare, muoversi, cantare, partecipare. Entusiasmo e affetto. Un concerto che non finisce oltre le porte del Metropolitan ; un solido, viscerale, antropologico divincolarsi tra le radici del mondo.


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