ETNAFEST/ Dave Holland, proposte in chiave jazz

samedi 7 juillet 2007, par Roberto Pirruccio

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Torna EtnaFest, si torna a respirare jazz. Con una formazione di livello mondiale ; Dave Holland, da molti anni, è indiscusso membro dell’Olimpo del contrabbasso : la sua formazione è "fortunata", perché vive a fianco di tutte le più importanti anime innovative del jazz contemporaneo, da Miles Davis a Chick Corea. E’ stato tutto un arricchirsi, quindi, di stimoli, di approcci allo strumento, di prospettive.

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Dave Holland Quintet

E’ difficile poter parlare con lucidità, oggi, del futuro del jazz. Parere unanime sembra ormai collocarne i germogli sui rami dell’improvvisazione a tutto tondo, rimettendo in gioco - nei fatti, nella musica - tanto la lezione degli standard, quanto la prorompente spinta avanguardista maturata nella seconda metà del secolo scorso. Dave Holland rappresenta, per il suo strumento, il più imponente caposaldo di questa scuola di pensiero ; il Quintet, da molti anni, è un riconoscibile esempio di come sia ancora possibile "incontrarsi" al di fuori delle gabbie meramente esecutive.

Questo è stato, infatti, l’esito dello splendido concerto tenutosi il 5 luglio all’anfiteatro "Le Ciminiere", tra pubblico e spartiti in balia di una dispettosa brezza marina. Cinque pregevoli personalità che, seppur in presentazione di "Critical Mass" (ultimo, significativo lavoro in studio del quintet), hanno saputo farsi apprezzare fin dai primi istanti per la loro capacità di cogliere l’istante musicale.

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Critical Mass
Sunny Side Records, 2006

Tante le proposte lanciate da ciascuno dei componenti, ora raffinate e in punta di piedi, come nel caso dell’eccentrico vibrafonista Steve Nelson, ora acute e puntuali, di grande intelligenza e incisività, come ha ampiamente dimostrato Chris Potter. Perfetta la complicità del sassofonista di Chicago con il trombonista Robin Eubanks, attraverso un sapiente lavoro di riempimento e apertura di alcuni spazi chiave dei brani. Nate Smith non se lo fa chiedere due volte e fa da asse portante di ciascun brano, concedendosi ricercate variazioni sulle ricorrenti ritmiche in 6/8.

Esibizione brillante, nessuna sbavatura, gradita dal pubblico - accorso in massa, gremiti gli spalti - di addetti e non addetti ai lavori. Grande peculiarità, da sempre, delle linee compositive di Dave Holland : un jazz in cui la tecnica è veicolo emotivo e febbrile, senza mai scivolare nel virtuosismo gratuito e poco accessibile.

Appuntamenti strettamente connessi, a soli tre giorni di distanza : sarà Steve Coleman, infatti, a calcare il palco delle Ciminiere ; sassofonista che, proprio con e come Holland, ha segnato la costruzione di nuovi e basilari percorsi per il jazz contemporaneo.


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