ETNAFEST/ Narcotango, musica ubriaca

martedì 17 aprile 2007, di Roberto Pirruccio

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E’ passato un bel po’ di tempo da quando Juan D’Arienzo spopolava nelle milongas con le sue dirompenti composizioni musicali. Oggi, della lezione del "rey del compás" ("il re del ritmo"), l’ensemble che più è riuscita a preservare carattere e passione come fulcro dinamico di ciascun brano sembra essere Narcotango di Carlos Libedinsky.

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Narcotango

Dopo appena quattro anni di storia, Narcotango è già di gran lunga la più popolare e apprezzata orchestra nuevo tango d’Argentina. Libedinsky raccoglie e maneggia con estrema abilità le due lezioni più importanti della composizione di genere; D’Arienzo, come si è detto, e Carlos Gardel. Se per il primo "il tango è musica" e un brano cantato non fa altro che confinare gli strumenti a umiliante ruolo di accompagnamento, Gardel è il padre del tango-canzone.

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Carlos Libedinsky

Libedinsky riesce a rendere commisti questi due grandi patrimoni della storia musicale argentina, chiudendo il cerchio con immancabili riferimenti all’avanguardia elettronica europea (si pensi al repertorio di Gotan Project). Quasi un’opera di prosecuzione delle anteprime electrotango di Astor Piazzolla.

A Catania, Narcotango arriva il 16 aprile, al Centro Zo, stracolmo di ballerini - alcuni, per non sbagliare, agghindati per lanciarsi nelle danze - e musicofili, tutti abbastanza partecipi durante il concerto.

Formazione a cinque: Libedinsky alla chitarra e al laptop, Matias Rubino all’immancabile bandoneón, il poliedrico Cristian Asato alla tastiere, Lautaro Guida, eccentrico bassman in occhiali da sole, il fedelissimo batterista e percussionista Fernando del Castillo e, occasionalmente, i vocalizzi e gli accenni di danza di Rosana Laudani.

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Narcotango 2
2006

Lo show è un alternarsi ragionato di brani estratti da primo (2003) e secondo volume (2006) del progetto di Libedinsky, tra i quali Plano Sequencia e Tres Son Multitud, due tra i più apprezzati e riusciti tributi al volto sensuale del tango argentino.

Per sua stessa ammissione, Carlos Libedinsky è autore più radicato alla convenzionalità rispetto a compositori come Gustavo Santaolalla o Luciano Supervielle (padri di Bajofondo Tango Club), ormai definitivamente approdati alla valorizzazione degli strumenti elettronici e alla ristrutturazione in chiave moderna del rapporto tra musica e cultura popolare. Eppure, il suo è un tango completo, maturo e spendibile, quindi non ingabbiato nella rischiosa deriva lounge a cui molti produttori internazionali hanno condannato il nuevo tango.

In attesa di apprezzare proprio Bajofondo Tango Club il 21 luglio, EtnaFest registra dunque un altro concerto di alto livello. L’edizione 2007 si conferma di gran lunga, evento su evento, la più riuscita della sua storia.


P.S.

Sito ufficiale: narcotango.com.ar

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2 Messaggi del forum

  • ETNAFEST/ Narcotango, musica ubriaca

    14 maggio 2007 10:25, di Gianni Morelenbaum Gualberto

    Ho qualche perplessità sul riferimento a Gotan Project, non solo perché è esperimento posteriore alle prime elaborazioni di autori come Libedinsky, e mantiene un che di "derivativo", ma perché porta le stimmate del "pre-confezionato", raccoglie in qualche modo l’immagine che del tango ha avuto, essenzialmente, l’Europa e più in particolare la Francia. E’ pur vero che noi tendiamo a citare entusiasticamente la capacità d’accoglienza che la cultura francese ha mostrato nei confronti di fenomeni linguistici innovativi e peculiari come il tango, per l’appunto, o il jazz, ma credo si tratti di fenomeni da rileggere, come ha fatto Petrine Archer-Straw in un testo che per certi versi reputerei fondamentale, "Negrophilia", pubblicato nel 2000 da Thames & Hudson. Gotan Project addomestica le pulsioni del tango e ne fa una vetrina elegante, raffinata, sofisticata: possibilmente, una castrazione, giustificata con il "troppo amore". Per il resto, nel mio piccolo, concordo completamente con le parole di Roberto Pirruccio.

    Gianni Morelenbaum Gualberto

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    • ETNAFEST/ Narcotango, musica ubriaca 14 maggio 2007 11:24, di Roberto Pirruccio

      Felice di leggerla! E’ una precisazione puntuale, la sua, e la accolgo con doppio piacere.

      Effettivamente ho sbagliato a dire "riferimenti", nel contesto sembra quasi farsi leggere come "tributi". Volevo piuttosto sottolineare la trasversalità di questo genere di indagini, con la dovuta distinzione tra l’eredità di sangue di un Libedinsky e gli ispirati "restauri" francesi; mi colpì molto, durante un viaggio a Parigi, la vetrina di un negozio di dischi "popolari" per metà dedicata agli chansonnier e per metà al tango. Dove però si riusciva a scorgere ciò che meriterebbe un discorso a parte, ovvero quel discorso sulla lounge cui accenno in coda di articolo.

      Grazie per la lettura e per il testo consigliato!

      A presto, R.

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