ETNAFEST/ Pharoah Sanders, all’improvviso

mercoledì 21 marzo 2007, di Roberto Pirruccio

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20 marzo 2007: è la volta di Pharoah Sanders e del suo Quartet: ancora un Teatro Sangiorgi stracolmo, ancora un grande spettacolo per EtnaFest - Musica.

Pharoah, nonostante l’età, è l’eterno ragazzino cresciuto al fianco di John Coltrane, indimenticato sassofonista che ha fatto la storia del jazz improvvisato, d’ispirazione moderna.

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Pharoah Sanders

Ad accompagnarlo, l’eclettico - storico pianista di Sanders - William Henderson, il contrabbassista Dezron Douglas (subentrato in extremis a un’altra icona del jazz, Nat Reeves) e il batterista di fama internazionale Joe Farnsworth.

Lo show è subito travolgente, la band suona per due ore piene senza accusare minimamente la fatica, rinnovando anzi costantemente la qualità del suono d’insieme e la fantasia degli assoli, come nella migliore tradizione jazzie. Un concerto completo, in cui si alternano gradevoli riproposizioni di standard jazz - tra le quali spicca la classicissima My Favorite Things - a brani della lunga discografia di Sanders, in attività ininterrotta dagli anni ’60 a oggi.

Pharoah passeggia spesso attorno ai musicisti, accarezzando con grandi sorrisi il suo sax tenore e intonando spesso, fuori microfono, le melodie suggerite da pianista e contrabbassista.

Pharoah Sanders Quartet
My Favorite Things

Il finale è esaltante: un semplice ritornello, graffiato dalla voce black di Sanders, diventa un trascinante coro di tutti i presenti a teatro. Sarà il tormentone dei minuti successivi al concerto, tra le poltrone, prima di abbandonare il teatro, fino ai pressi dell’uscita, in attesa di salutare il sempreverde Pharoah e la brillante formazione di musicisti a suo seguito.


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