Haruki Murakami - La danza della realtà

sabato 21 aprile 2007, di Alessandro Puglisi

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Apparenza ed esteriorità. Reale e surreale. Dramma e farsa. È su queste coppie oppositive che può fondarsi una serie di considerazioni su uno scrittore come Haruki Murakami [1], nato a Kyoto, nel 1949, universitario prima, poi impiegato in una stazione tv e successivamente gestore di uno jazz bar, e scrittore dal 1974.

Tralasciando un’analisi eccessivamente particolareggiata delle tante opere del nostro, possiamo però addentrarci nel suo mondo scoprendolo, a partire da una precisazione: Murakami non rappresenta il prototipo di scrittore mainstream, tanto che da qualcuno è stato inserito (se a ragione o meno, non sta a noi dirlo) nel genere cosiddetto slipstream [2], diminuendo così certamente la portata della riflessione che egli manda innanzi attraverso i suoi testi.

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Tokyo Blues Norwegian Wood
prima edizione italiana

Scorrendo infatti la nutrita bibliografia dell’autore troviamo un gran numero di romanzi, alcuni dei quali inediti in Italia, come Kaze no uta o kike, che in italiano suonerebbe come Ascolta la canzone nel vento, o 1973 nen no pinbôru (Pinball 1973) e alcune raccolte di racconti; notiamo che, qualunque sia la forma con cui si cimenta, nel suo universo narrativo vi è la presenza di costanti, tratti caratterizzanti che tagliano trasversalmente i testi, per configurarsi come àncore delle quali avvalersi per giudicare nel complesso le opere di Murakami.

In questa sede, in particolare, è necessario concentrare la nostra attenzione sul fatto che la narrativa murakamiana si mantenga sempre in bilico sull’orlo della realtà, talvolta sfociando in dolorose introspezioni, ed è il caso di Tokio blues, Norwegian Wood [3], talaltra elevandosi verso mondi incredibilmente fantastici che rappresentano, come nello splendido La fine del mondo e il paese delle meraviglie, l’uno il negativo dell’altro. Il doppio quindi, nel senso più ampio del termine, come segno di un avvitarsi su se stessi o, al contrario, sciogliersi, lanciarsi verso ciò che è altro da noi: come una danza condotta inconsapevolmente dalle nostre vite.

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Norwegian Wood Tokyo Blues
seconda edizione italiana

Potremmo ancora accennare alla funzione dei dialoghi come agenti per lo scardinamento dell’anima, o dire dell’amore, a volte incantevole e a volte disilluso, o dell’ironia con cui questo autore guarda al suo mondo, ma in questo frangente ci basterà sottolineare come nella sua opera si realizzi la fusione tra la cultura occidentale e quella orientale, tra i McDonald’s e lo zen, tra la giovinezza e la vecchiaia. Tra la vita e la morte.

Nota al merito, in conclusione, al traduttore Giorgio Amitrano [4], grazie al quale possiamo leggere nella nostra lingua le opere di Murakami, ma anche di altri autori, fra cui Banana Yoshimoto; e anche grazie al quale, oggi abbiamo potuto portare alla luce, seppure parzialmente, le nostre riflessioni circa uno scrittore di valore che, si auspica, riuscirà a trovare il suo spazio nel marasma letterario dei nostri giorni.


Portfolio

Note

[1] Il sito ufficiale di Haruki Murakami - un sito italiano

[2] Il termine slipstream definisce quelle opere fantastiche che si pongono lungo i confini convenzionali dei vari generi - in parte contrapposto a mainstream

[3] Titolo originale Noruwei no mori, in Italia Tokyo blues

[4] Giorgio Amitrano insegna Lingua giapponese e Letteratura giapponese moderna e contemporanea all’Università degli Studi di Napoli "L’Orientale" link. Ha tradotto opere di Nakajima, Yoshimoto, Murakami, Miyazawa. Collabora con Corriere della sera, L’indice, La Rivista dei Libri, Alias, Paragone, Nuovi argomenti.

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