L’Universicidio silenzioso

martedì 29 luglio 2008, di Giuseppe Capuano

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Ancora dequalificazione per le lauree pubbliche

La lettera degli studenti della SSC [1], in cui si paventa l’ipotesi della chiusura della scuola d’eccellenza, arriva in un momento in cui il dibattito sul decreto legge n. 112 è già assai aspro. Questo nonostante il pessimo sistema d’informazione italiano, dove non v’è traccia di alcun servizio in tv, né, a parte qualche sporadico articolo, sui quotidiani nazionali. La manovra che il Governo ha fatto passare in sordina si configura come l’ennesimo attacco alla gestione pubblica dell’Università. Il decreto, inserito nella Finanziaria 2009, è stato approvato il 25 giugno di quest’anno, ed è costituito da 85 articoli. Tra questi, sette meritano la nostra attenzione, perché sono quelli in cui l’attacco si rende evidente.

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Il decreto 112 può comportare un aumento indiscriminato delle tasse d’iscrizione

1) Art. 16: è uno degli articoli più contestati. Prevede la possibilità di trasformare un Ateneo in una Fondazione. Questo comporterà l’acquisizione totale della titolarità di patrimonio e dei beni immobili pubblici e la possibilità di deliberare statuti e regolamenti amministrativi. Sarà possibile inoltre accedere a finanziamenti e donazioni da parte di privati, senza che questi vengano tassati. Ovviamente questo non preclude i finanziamenti statali che verranno comunque erogati. Da segnalare inoltre la non remota ipotesi che un Ateneo possa auto-dichiararsi d’eccellenza, senza che venga effettuato alcun controllo. Per quanto concerne il personale, il trattamento economico resta invariato fino al prossimo contratto collettivo (in pratica un accordo a livello nazionale tra l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni e le parti sindacali), successivamente alla stipula di questo il personale verrà privatizzato, con un meccanismo di precarizzazione attuato attraverso contratti individuali e di diritto privato. Trasformare un Università in una fondazione vuol dire frammentare ulteriormente un sistema già destabilizzato e dequalificarlo (più di quanto non sia giù stato fatto in passato), favorendo gli Atenei che godono di una collocazione geografico-economica migliore. Non è improbabile un aumento delle tasse d’iscrizione, che saranno a discrezione dell’Università.

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Giulio Tremonti, Ministro dell’Economia

2) Art. 17: a riprova dell’incoerenza del governo di centrodestra (seconda solo a quella del centrosinistra), la tanto sbandierata mancanza di fondi viene repentinamente dimenticata quando si parla di Istituti privati. A maggior ragione se fortemente voluti dal Ministro Tremonti. L’Istituto Italiano di tecnologia (ITI) di Genova è infatti una creatura del Governo destroide 2001-2006, e grazie a questo articolo potrà usufruire dei fondi, delle dotazioni patrimoniali e del personale della Fondazione IRI. Ovviamente non c’è traccia di una motivazione seria che abbia imposto l’ITI come scelta, men che meno potrebbe essere usato il criterio della efficienza, perché, da quando è nato, l’Istituto genovese s’è occupato solo del restauro delle proprie sedi.

3) Art. 66: è un articolo che presenta due punti discutibili, uno dei quali va a limitare l’inserimento nel mondo accademico per l’insegnamento. In primo luogo il Fondo di finanziamento ordinario delle università subisce un taglio di 550 milioni di euro. In secondo luogo il turn over viene ridotto al 20% delle unità di personale. Ipoteticamente se quest’anno a Lettere e filosofia andassero in pensione 100 professori, subentrerebbero al loro posto solo 20 candidati. Ma il turn over si applica a tutto il personale, non solo ai docenti. Si tratta di una manovra che riduce il reclutamento e l’avanzamento di carriera, che risulta ancora più pericolosa alla luce del gran numero di pensionamenti previsti nei prossimi 3 anni.

4) Art. 67: vengono posti dei limiti alla contrattazione integrativa (cioè alla destinazione di risorse il cui scopo è valorizzare i dipendenti riconoscendone il merito in termini di impegno e qualità del lavoro). Per attuare questo articolo vengono bloccate le risorse aggiuntive al fondo del salario accessorio (anche se queste sono proprie dell’Ateneo). Inoltre il tetto di raccolta per tale fondo viene ridotto del 10%.

5) Art. 69: dal 1 gennaio 2009 gli scatti biennali automatici diventano triennali, con la peculiarità di mantenere lo stesso importo. Questo comporta un risparmio di 550 milioni di euro che però andranno a pesare sulle retribuzioni dei docenti e dei ricercatori, soprattutto se appena inseriti. È stato calcolato che se un ricercatore entrasse ora nell’Università a fine carriera troverebbe ben 90.000 euro in meno di retribuzione.

6) Art. 74: verrà attuata una riduzione del 10% del personale non dirigenziale delle pubbliche amministrazioni.

Si aggiungano al decreto: il blocco ingiustificato dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR) e il taglio di 50 milioni ai finanziamenti dei Progetti di ricerca di rilevante interesse nazionale (PRIN), soldi che sono stati reindirizzati alla morente Alitalia.

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Il rettorato catanese

Per l’ennesima volta la politica snobba l’università pubblica con gravi conseguenza in ambito lavorativo, agevolando il precariato e riducendo le sicurezze nel sistema della pubblica amministrazione. Lo sbandierato liberalismo della maggioranza viene soffocato dalla gestione aziendale dello Stato. Un governo truccato e sui tacchi che pretende di nascondere i propri difetti, mentre questi si fanno più evidenti, come una maschera grottesca che manifesta piuttosto che camuffare. Non sono pochi gli atenei che si sono schierati contro questo ennesimo attacco all’Università, tuttavia la presa di posizione dell’ateneo catanese non è ancora chiara in questo assetto.

Molti sono i professori dichiaratamente avversi a tale decreto, e tanti anche gli studenti. Nella speranza che la calura estiva non fiacchi le nostre intenzioni, restiamo in attesa di una manifestazione generale in cui ad essere ribadito fortemente sarà il nostro fondamentale, sacrosanto e inattaccabile diritto allo studio.


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