La scomparsa dei fatti - Parla Travaglio

domenica 29 aprile 2007, di Leandro Perrotta

segnala su Google Bookmark segnala su digg segnala su Yahoo MyWeb Bookmark del.icio.us Bookmark Linkarena Bookmark Slashdot Bookmark technorati segnala su FURL segnala su Segnalo segnala su Ok Notizie segnala su Facebook segnala su Google Reader

27 aprile 2007, monastero dei Benedettini a Catania: Marco Travaglio, dopo una lunga introduzione, interviene nel dibattito su La scomparsa dei fatti, affrontando molti argomenti di attualità. Di seguito una rapida rassegna.

Parla de La Sicilia , unico quotidiano catanese. Il giornale etneo non è in una posizione così insolita, anche Torino con La Stampa come unico quotidiano ha vissuto una situazione analoga: "Gli operai della Fiat stranamente per il giornale della Fiat non morivano mai in fabbrica, al massimo nel trasporto in ospedale. Da quando c’è Repubblica a Torino è migliorata la qualità de La Stampa, e gli operai da allora muoiono anche in fabbrica. La concorrenza fa bene al giornalismo". [1]

JPG - 9.2 Kb

In risposta al discorso di padre Resca sulla volontà di nascondere eventi e fatti, ha parlato di vari episodi "televisivi". Si parte dal Caso Cogne, al quale le trasmissioni Porta a Porta e molte altre hanno dedicato decine e decine (forse centinaia) di puntate. Eppure, sottolinea Travaglio, la madre che uccide il bambino non è purtroppo un evento raro, ci sono molti casi analoghi ogni anno in Italia. E’ qui che si insinua il sospetto che il "gonfiaggio" artefatto del Caso Cogne sia in realtà un modo per depistare il pubblico, focalizzando l’attenzione su un caso di nessuna attualità (sono già 5 anni che se ne parla) per nascondere importanti episodi e avveniementi attuali, ma spesso scomodi per molti uomini di potere.

"Non sarebbe più interessante il plastico della depandance della villa di Berlusconi, con la miniatura dello stalliere mafioso, invece della casa di Cogne?", si chiede Travaglio suscitando una rumorosa risata di evidente approvazione nel pubblico..

Travaglio è un fiume in piena, parla di gravi episodi lasciati in disparte dai media. Il Caso Previti, ex avvocato di Berlusconi, condannato in Cassazione - quindi in via definitiva - circa un anno fa all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Cesare Previti però continua a sedere in Parlamento, in attesa della decisione (obbligata) dello stesso sul da farsi, ovvero destituirlo dall’incarico. Un quarto grado di giudizio destinato solo ai parlamentari evidentemente.

E sulle responsabilità morali e civili, in risposta al giudice Acagnina, parla dei due maggiori casi: la falsa assoluzione di Andreotti nel processo per mafia e la latitanza dorata di Bettino Craxi. Fa notare che uno dei metodi più semplici per depistare un discorso, televisivamente, consiste nel farlo commentare a ospiti totalmente ignoranti in materia. "Premetto che non conosco le carte", è la frase che più spesso si sente dire da questi falsi opinionisti, che, non sempre in buona fede, fanno sfoggio di opinioni non sull’interpretazione di un fatto, ma arrivano a commentare i dati oggettivi.

Esempio di situazione paradossale: "E’ come se ci mettessimo a discutere di una partita di calcio di A contro B finita 7 a 1, ma non dicendo chi ha meritato o meno la vittoria, semplicemente dando opinioni sul risultato. Uno dice "secondo me è finita in pareggio" l’altro "non è vero io dico che è finita 3 a 0 per B"".

E così la condanna per mafia fino al 1980 con pena prescritta di Giulio Andreotti diventa per molti un assoluzione, e Bettino Craxi, condannato a 10 anni di carcere per le tangenti e scappato con 35 miliardi in Tunisia (quindi latitante), è stato paragonato recentemente in una discussione televisiva a "Mazzini esule".

JPG - 60 Kb

Dopo aver affrontato tanti altri argomenti, fra i quali lo spinoso Caso Catania e la legge Mastella [2],l’incontro giunge a termine alle 19e30, ben oltre il previsto. Non c’è tempo per le domande del pubblico, Marco Travaglio deve andare a Siracusa. Ma promette: "tornerò per rispondere alle vostre domande".

Conclusioni.

L’incontro lascia tutti con la voglia di leggere il libro di Travaglio, e in generale la voglia di informarsi sul serio, stando attenti a certi trucchetti che fanno scomparire i fatti. In Italia, ma soprattutto in Sicilia, "Manca u Travaglio", nel senso di giornalismo vero, che non ha bisogno di riempire pagine e pagine di opinioni quando bisognerebbe prima di tutto far parlare i fatti.

- La scomparsa dei fatti - Introduzione

- Travaglio e il fatto Catania scomparso


Note

[1] Si spera a questo punto che arrivi presto anche a Catania la cronaca locale firmata "Repubblica", bloccata da accordi fra gli editori Ciancio e De Benedetti che ne evitano tutt’ora la pubblicazione.

[2] per informazioni qui

Rispondere all'articolo