La libreria sociale, uno spazio da condividere

sabato 19 aprile 2008, di Ilenia Vecchio

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Era una vecchia bottega di un ebanista, situata a pochi metri dal Monastero dei Benedettini, abbandonata e relegata a deposito di vecchi attrezzi. Un gruppo di ragazzi decide di trasformare l’antico laboratorio in un luogo dove leggere, ascoltare musica e soprattutto condividere il materiale della cultura.

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Mattone su mattone, nel maggio del 2005 venne creata per la prima volta a Catania una libreria sociale. Il principio dell’associazione è quello di tirarla su attraverso l’aiuto delle persone, senza bisogno di ingenti risorse economiche. La condivisione di uno spazio diventa la chiave di volta del progetto, che si rivolge più alle persone in carne ed ossa che a potenziali clienti. L’associazione culturale si trova nel centro di Catania, in via delle Verginelle 13. Ivan e Agnese, ideatori e soci fondatori, ci raccontano la storia del “Mangiacarte”.

Perché nasce il Mangiacarte?

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«Nasce dal desiderio di condividere il piacere della lettura, l’amore per la musica, la passione per il cinema. Il Mangiacarte è un’associazione culturale, gestita da un gruppo di ragazzi, che mira a rendere libera la cultura, creando un luogo fisico dove studiare e consultare una biblioteca dai testi più disparati, dalla letteratura latina ai testi per l’infanzia».

Come funziona la libreria sociale?

«Per usufruire dei servizi, l’affitto di un film o il prestito di un libro, basta aderire all’associazione e pagando solo un euro si ottiene la tessera. Ovviamente ogni membro può cedere qualcosa di suo e metterlo a disposizione degli altri».

Costruire una libreria ex novo non deve essere stato un compito facile, come avete trovato i soldi per finanziare il progetto?

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«Non abbiamo avuto finanziamenti, ognuno aiuta per quello che può l’associazione, spesso mettendo i soldi di tasca propria. La libreria non è stata ristrutturata con grandissime quantità di denaro, abbiamo comprato le materie prime e per il resto ci siamo ingegnati “muratori”. Per esempio, tutte le librerie all’interno sono ricavate dal riciclaggio di pedane di legno. E Ancora i lavori non sono finiti!».

A fronte del caro prezzi, avete organizzato il mercatino dei libri usati, di cosa si tratta?

«Abbiamo circa 2000 libri di cui 700 sono testi di scuola, il mercatino inizia a Settembre e termina in Novembre, i libri venduti sono un decimo di quelli che abbiamo, ad ogni modo lo scopo non è quello di guadagnare ma di venire incontro alle famiglie».

Quali sono le iniziative attive al momento e cosa vi prefissate per il futuro?

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«Recentemente abbiamo fatto una convenzione con la libreria Gramigna: chi è tesserato sociale usufruisce di uno sconto sia sui dvd che sui libri. Da febbraio sono iniziati dei corsi di lingua:russo, francese, tedesco, portoghese e italiano per stranieri. Si tratta di lezioni di gruppo tenute da lettori universitari. Ogni lunedì è attivo il cineforum, ogni mese una tematica o un regista differente. Numerose anche le rassegne musicali: dalla musica classica a quella elettronica. Un’ idea nuova, ancora in fase di sviluppo, è quella di creare un angolo dove raccogliere i racconti di autori emergenti, per avere uno scambio non solo di idee ma anche di opere. Per il futuro ci auguriamo una maggiore collaborazione con le altre librerie e associazioni».

Dopo alcuni anni dall’inizio di questa avventura, il bilancio è positivo?

«Il riscontro è positivo, fino ad adesso i tesserati sono 475. L’associazione funziona bene anche se non al pieno delle sue possibilità. Abbiamo avviato molte iniziative che paradossalmente non hanno una particolare attinenza con le librerie, quello che manca, infatti, è la presentazione di un libro. “Come se avessimo aperto una pizzeria e facciamo solo carne alla brace!”».


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