Il primo anno di legislatura, negli ultimi tempi, è stato indicativo per quanto riguarda le priorità dei Governi. Nel 2001, con Berlusconi premier per la seconda volta, le priorità (per dirne solo tre) furono la depenalizzazione del falso in bilancio (un reato a caso), la riforma sulla rogatorie internazionali e la possibilità di rientro dei capitali illeciti depositati su conti esteri.
Con l’avvento di Prodi, nel 2006, le cose non vanno poi tanto meglio, e infatti passano l’indulto, la riforma dell’ordinamento giudiziario e un primo tentativo di limitare le intercettazioni. Con la campagna elettorale di quest’anno molti erano convinti che a presentarsi per il centrodestra fosse davvero un Berlusconi nuovo, moderato anche nei confronti della magistratura. La sorpresa (?), a distanza di soli tre mesi dev’essere stata grande, ed è riassumibile nel titolo di un editoriale de La Repubblica: “Il vero volto di Berlusconi”.
Come se noi l’avessimo dimenticato. Tralasciamo le opinabili scelte del Governo riguardo il problema rifiuti e concentriamoci su quella che è l’ossessione del Cavaliere: la giustizia. Si cominciò a parlare, agli inizi di giugno, di una norma da inserire nel pacchetto sicurezza, una norma, a detta degli esponenti della maggioranza, atta a snellire il lavoro dei magistrati e permettere una quantità maggiore di tempo all’imputato per riflettere sul patteggiamento. Questo emendamento, presto nominato “salva-premier” (come se gli altri non lo fossero), prevedeva la sospensione per un anno dei processi penali relativi a reati commessi fino al 30 giugno 2002, processi il cui giudizio è compreso tra l’udienza preliminare e il primo grado. Verrebbero sospesi tutti i procedimenti per reati la cui pena è superiore a 10 anni, e, guarda caso, tra i processi previsti ne spicca uno per corruzione giudiziaria, il cui imputato eccellente è proprio il Premier. La casualità è una componente costante nelle legislature del centrodestra attuale. Scoppia, in una qualche maniera, un piccolo scandalo, cui il Premier tenta di rimediare con una lettera al Presidente del Senato. S’incrina il dialogo/monologo con il centrosinistra, e si paventa l’ipotesi di un’opposizione seria. Non sia mai. Sono in pochi a sapere che questa norma viola l’art. 111 della Costituzione sulla ragionevole durata del processo, per fortuna ci pensa il Csm a dichiarare “irrazionale” la proposta.
Nel frattempo le alte sfere del Governo hanno pensato ad una soluzione alternativa. «Vuoi vedere», pensano gli onorevoli avvocati di Berlusconi «che riproponendo il lodo Maccanico-Schifani di qualche anno fa, magari stavolta si fanno fregare?». Nel 2003 un esponente del centrosinistra, tale Antonio Maccanico (responsabile di una legge sulle tv molto discussa, come vedremo la prossima settimana) propone di immunizzare le cinque più alte cariche dello Stato (solo il Premier era sotto processo, e la sentenza del processo Sme-Ariosto era alle porte per puro caso). L’idea viene subito apprezzata dal capogruppo dei Senatori di Forza Italia, Schifani (omen nomen). Il lodo prevedeva la sospensione dei processi penali a carico del Presidente della Repubblica, del Primo Ministro, del Presidente della Corte Costituzionale, e dei due Presidenti delle Camere. La proposta avanzata in questa legislatura è tale e quale a quella del 2003, cambiano solamente:
il nome (ora è Lodo Alfano)
il fatto che non sia reiterabile per 2 legislature
è rinunciabile
non è più valido per 5 cariche, ma per quattro (il Presidente della Corte Costituzionale è stato escluso)
Basterebbe già questo per essere moralmente deprecabile, ma, dato che la morale e la politica sono belli che separati, concentriamoci sulla sua incostituzionalità. Quando, nel 2003, la legge fu approvata, durò solamente sei mesi (il tempo della Presidenza europea di Berlusconi, ma ovviamente fu un caso), il tempo cioè d’essere letta e stracciata dalla Corte Costituzionale. S’era sbagliato il Governo a farla approvare, e il Capo dello Stato a firmarla. C’è un articolo, né lontano né sconosciuto, che recita così:
Anche il grassetto è scivolato lì per caso… La legge è uguale per tutti, nessuno è orwellianamente "più uguale dell’altro". «Ma», dicono gli esponenti del centrodestra «il Premier deve essere libero di governare». Era così difficile pensarci prima? Quando ci si candida con processi penali pendenti, è sicuro (oltre che giusto) che il giudizio debba arrivare, sia che io chieda l’elemosina, sia che sia il Capo del Governo. Anzi. A maggior ragione se sono il Capo del Governo. Ma queste sconosciute regole democratiche sono argomenti vuoti per la maggioranza che taccia di antiberlusconismo (quando va bene) chiunque si permetta di far notare l’ingiusta legge sulla giustizia. C’è poi sempre l’articolo 111 sulla durata del processo, e c’è l’articolo 24. Come fa notare Bruno Tinti [1], magistrato torinese, una bizzarria di questo lodo è il fatto che se una ballerina viene raccomandata dal Premier, una delle ragazze che ci ha rimesso può rivalersi su di lui. Ma se (in linea teorica, ovviamente) una ragazza viene violentata dal Capo del Governo, questa dovrà aspettare la fine della legislatura per avere giustizia (ma se il capo del Governo è diventato nel frattempo Presidente della Repubblica e la legge è ancora in vigore, allora la ragazza dovrà aspettare molto di più). Questo perché l’immunità è prevista solo per i reati non commessi nell’esercizio delle sue funzioni. Bizzarro davvero. Come il fatto che a violare tutti questi articoli della Costituzione non sia una legge che la modifica (cioè una legge costituzionale), ma una legge ordinaria (che ha il pregio di non dover superare un referendum confermativo).
Temendo un ostruzionismo da parte del centrosinistra, la maggioranza ha inaugurato la politica del baratto. Ha provveduto quindi a modificare l’irrazionale norma blocca-processi portando la soglia di sospensione dei reati da 10 a 4 anni, includendo i processi per reati commessi fino al maggio 2006 (data dell’indulto) e garantendo al giudice una maggiore discrezionalità, permettendogli di scegliere quali bloccare e quali no. Tutto questo all’indomani del voto della Camera sul Lodo Alfano, approvato con 309 voti favorevoli, 263 contrari e 30 astenuti (UDC). Martedì il Lodo passerà al Senato, ma, visto il favore della maggioranza sulla blocca-processi, è probabile che si riproponga lo spettacolo del 2003. Non resta quindi che aspettare/sperare che la Corte Costituzionale blocchi ancora una volta questa losca manovra per rendere legibus solutus questo principe moderno. Che di nobile ha veramente poco.
La prossima settimana analizzeremo le riforme del sistema televisivo dall’ambigua Maccanico al decreto salva-rete4, passando per la Gasparri e la Gentiloni. Per non smettere d’indignarsi, sia della destra che della sinistra.
Note
[1] Bruno Tinti, Le immunità bizzarre






