Maxence Fermine, il creatore di sogni

sabato 2 agosto 2008, di Ilenia Vecchio

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«Non dimenticare che ogni libro proviene da un sogno, e ogni sogno proviene da un libro.»

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Romanzi brevi, raffinati, semplici, in cui la parola cade come la delicata e quasi insostenibile leggerezza di una carezza in storie depurate da ogni barocchismo di maniera. Maxence Fermine nasce nel 1968 ad Albertville, trascorre parte della sua infanzia a Grenoble, e ha frequentato la facoltà di Lettere a Parigi. Ha lavorato per qualche anno in Africa per un ufficio studi e ha vissuto in Tunisia. Attualmente vive tra le nevi dell’Alta Savoia.

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Bompiani ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, Neve (1999), che ha già avuto dodici edizioni, e Il violino nero (2001). Con L’apicoltore ha ricevuto nel 2001 il Premio Murat "Un romanzo francese per l’Italia". Altre opere, sempre edite da Bompiani, sono Opium (2003) e Billard blues (2003). La Trilogia dei colori è composta da tre storie destinate a non incontrarsi mai. Tre colori: Bianco, Nero, Oro. Tre sognatori: Yuko, Johannes Karelsky, Aurèlien Rochefer. Tre libri: Neve, Il violino nero, L’apicoltore. Un poeta alle prese con poesie troppo "bianche" scoprirà veramente i colori solo grazie all’aiuto di un pittore cieco. Un violinista cercherà tra i legni di un liutaio la voce perduta della donna che ama. Un apicoltore attraverserà il deserto, alla ricerca del colore caldo del miele, l’oro della vita, ritornandone completamente cambiato.

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Personaggi alle prese con i propri desideri, folli e irrazionali, sono immersi in avventure oniriche. I racconti sembrano favole senza tempo, storie di sentimenti puri e primitivi. In ogni romanzo ritorna la dicotomia tra allievo e maestro, tra chi insegna e chi è desideroso di imparare.

Protagonisti diversi, ameranno una donna in sogno, e si metteranno in viaggio, verso la realizzazione della propria utopia, prima che la vita gliela rubi. Uno stile paratattico, scorrevole, delicato, fatto di spazi bianchi, di sospensioni. Mai banale. Nasconde dietro l’apparente semplicità un lungo lavoro di cesellatura, che consegna questi racconti di altri tempi come dei piccoli gioielli.

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Lo scrittore francese oscilla tra l’alchimia del sogno e la raffinata semplicità dell’arte; la trilogia dei colori simboleggia la ricerca del colore mancante all’anima. Dalla limpidezza di Neve, dove la poesia scivola leggera, congela e protegge come fiocchi di neve, si passa a Il violino nero, angosciosa e oscura rappresentazione di una Venezia decadente, dove la musica è come una donna che incanta e brucia al tempo stesso, per arrivare al colore dell’oro, splendida e ammaliante visione di un regno del sogno smisurato, Apipoli. L’apicoltore è il punto di arrivo di questa lunga ricerca, come lo definirà lo stesso autore: «Scrivere un libro color oro talvolta può infiammare i tuoi sogni. È un’esperienza da cui non si torna indietro.»

Fermine racconta storie funamboliche, in equilibrio tra sogno e realtà, conferendo alla narrativa la purezza della poesia. Parola e vita sono appese ad un filo.


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