Università e democrazia diretta
domenica 11 febbraio 2007, di Roberto Pirruccio
Innanzitutto, va detto che siamo una facoltà fortunata, a Catania. Con tutte le arretratezze tecnologiche e strutturali, le nostre voci hanno libero, liberissimo sfogo, a partire dalle proficue ed indispensabili esperienze dei siti studenteschi.
Eppure non abbiamo un momento di confronto, vero, tra tutti noi, che non vada oltre un saltuario caffé al bar (ah, le vecchie rimpatriate ai chiostri!). Ciò è in gran parte imputabile alla frenesia delle carriere del Nuovo Ordinamento, ma mi arrogo la presunzione di avere qualche riserva sul nostro effettivo interesse a migliorare le cose. Lasciare tutto in mano ai rappresentanti, delegando loro assoluta fiducia - che, per carità, da diretto interessato trovo indispensabile - può diventare un’arma a doppio taglio. Non tutti i rappresentanti vivono i problemi quotidiani, non sempre sanno comprenderli al meglio, troppo spesso si trovano soli di fronte alla schiacciante superiorità numerica del corpo docente (o, peggio ancora, dell’inquantificabile indifferenza di certe orecchie).
L’idea che gli studenti debbano avere una loro Assemblea di facoltà, mensile, dove ciascuno di noi porta le proprie storie, qualunque esse siano, a parer mio è da sposare. Peccato che - e qui sono d’accordo con chi me lo fa notare - dovrebbe essere qualcosa che nasce "dal basso", e non che viene fissata istituzionalmente, come un qualsiasi appuntamento conferenziale.
La chimera delle tabelle ministeriali ha portato numerosissimi presidi, che avevano di fatto congelato le Commissioni didattiche in attesa di direttive, a rivedere le proprie scelte e a tornare sui propri passi. E’ quindi possibile che si ricostituisca anche nella nostra facoltà. Credo sia necessario chiedere che sia paritetica (stesso numero di studenti e docenti).
In moltissime facoltà italiane esiste da tempo il Consiglio degli studenti, un organo assembleare di grande influenza.
Non ha una sua forma standard, in quanto viene definito a partire dai meccanismi di rappresentanza di ogni singolo Ateneo. Ci sono singole facoltà in cui i rappresentanti degli studenti arrivano ad essere 40, per cui diventa molto più funzionale costituire una grande assise, piuttosto che procedere per riunioni "informali", come si fa per esempio nella nostra università.
In questo contesto, può inserirsi l’idea di "Commissione studentesca" che tempo fa avevo lanciato sui forum.
Potrebbe essere interessante, inoltre, che il Consiglio degli studenti avesse una sua pregnanza a livello d’Ateneo; un vero e proprio parlamento studentesco, rappresentanti in seno ai Consigli di facoltà e agli Organi superiori (Senato, Amministrazione, Ersu, Cus e Casr). Una maggiore coordinazione tra le nostre "anime" in sede istituzionale non potrebbe che snellire l’elaborazione di proposte unitarie e garantire un più forte momento di "vigilanza" e consapevolezza sull’operato del dominante corpo docente.
Penso innanzitutto a questioni inerenti il diritto allo studio: le famigerate mense per le facoltà umanistiche, i corsi interfacoltà, il problema parcheggi, i posti letto, i trasporti. Parole indistinte e sparpagliate portano indignazione, sì, spiragli di iniziative, ma poca concretezza.
Il quadro generale mi fa credere, ogni giorno di più, che sia necessario investire quanto più possibile sul coinvolgimento degli studenti in meccanismi di democrazia diretta.





