Bollani, quel pianoforte dagli occhi scandinavi

samedi 10 novembre 2007, par Roberto Pirruccio

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Stefano Bollani - Jesper Bodilsen - Morten Lund
7 novembre 2007

CataniaJazz, averne 25 e dimostrarne molti di più. Un compleanno speciale, "inaugurato" dalle emozionate parole del direttore artistico Pompeo Benincasa, e che come di consueto non andrà a esaurirsi prima di maggio. Anni di indipendenza intellettuale e di rapporti agrodolci con le ruggini istituzionali. Di una difficoltà ormai storicamente acquisita, quasi genetica, tanto da diventare uno tra i marchi di fabbrica che ha fatto di NonSoloJazz una rassegna libera di osare.

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L’onore di aprire i battenti spetta a Stefano Bollani, quel ragazzaccio giramondo che ha preso il jazz per la coda, come fosse un capriccioso gatto, e con profondo rispetto ne ha imparato i segreti. A completare il trio, i due ottimi musicisti danesi, Jesper Bodilsen (contrabbasso) e Morten Lund (batteria), con i quali ha inciso due perle full-length, Gleda e Mi ritorni in mente (su etichetta scandinava Sundance, 2004 e 2005), e sta attualmente girando l’Europa.

Durante i primi brani, Bollani scalda le sue dieci bacchette magiche gemmando indistintamente su brani tradizionali scandinavi e My Foolish Heart, memorabile standard già proposto da Bill Evans o Keith Jarrett, giusto per citare due signori a caso. Dopo il primo terzetto di esecuzioni, avanza il sospetto che non si tratti di una semplice scaletta da concerto. Bollani-Bodilsen-Lund è un trio che ha fatto ricerca e ce ne rende partecipi ; un’operazione musicale di livello internazionale, che però, soprattutto in Italia, ha potuto incantare solo i più curiosi (le distribuzioni nordiche non hanno velleità mediterranee, a quanto pare).

Tra lullaby cantautorali danesi anni ’30 e ballate scherzose, Gleda è un’esperienza fondante di questo live : è durante Armband o Dansen og Valsen che Bollani sembra più libero di esprimersi, assecondato dal pirotecnico Lund e da un Bodilsen dandy-style. Bollani li punge, li punge con la punta delle unghie, come un grillo dispettoso, e quando li ha stuzzicati a dovere si appende alle dissonanze e li richiama al contorsionismo.

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Mi ritorni in mente è il lavoro dal quale con più intensità (e mercoledì sera s’è sentito bene) traspare la riconoscenza artistica di Bollani al suo maestro Luca Flores  ; malinconia sospesa, contrappunti lacerati e a fior di pelle. Più quell’immancabile spazio che ogni bollaniano si aspetta venga riempito, da un momento all’altro, dall’ingresso della tromba di Enrico Rava. Eppure, lo ammettiamo, è solo uno sporco capriccio da ingordi : questo trio ha una sua storia a parte e l’eclettismo di Bollani resta il miglior motivo per continuare ad acclamarlo come uno dei migliori pianisti al mondo.

Il 21 novembre sarà la volta del Gershwin dei Caraibi, Michel Camilo, in un trio d’eccezione : il percussionista Dafnis Prieto e Charles Flores, già bassista di quel pezzo di storia del jazz cubano che è Emiliano Salvador.


P.-S.

(foto di Giorgio Romeo)

Bollani-Bodilsen-Lund trio

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