The Savages: dramma e ironia in una famiglia borghese americana

martedì 22 aprile 2008, di Pietro Russo

segnala su Google Bookmark segnala su digg segnala su Yahoo MyWeb Bookmark del.icio.us Bookmark Linkarena Bookmark Slashdot Bookmark technorati segnala su FURL segnala su Segnalo segnala su Facebook

The Savages (USA, 2007) è il film presentato lunedì scorso all’interno del programma di Learn by Movies, rassegna di film stranieri in lingua originale giunta all’ottava edizione con il patrocinio dell’ERSU Catania e di tutte le Facoltà dell’Ateneo catanese.

JPG - 65.3 Kb

Occasione per gli studenti universitari (ma l’ingresso è aperto a tutti) di perfezionare le conoscenze linguistiche, e (ci permettiamo di aggiungere) per i cinefili di godere finalmente un film nella versione originale (con sottotitoli per chi dovesse avere qualche problema con le lingue) senza quella consuetudine tipicamente italiota del doppiaggio.

JPG - 23.3 Kb

The Savages è una intelligente commedia “agrodolce” scritta e diretta in maniera impeccabile da una Tamara Jenkins in stato di grazia e supportata dalle eccellenti interpretazioni di Laura Linney e Philip Seymour Hoffman che in pratica sostengono tutto il film. I due sono i fratelli John e Wendy Savage, professore universitario di teatro il primo, impiegata con aspirazioni drammaturgiche la seconda, che sono costretti loro malgrado a fronteggiare la complicata situazione dell’anziano padre (l’interpretazione del “caratterista” Philip Bosco merita anch’essa la menzione) che dopo la morte della compagna viene colpito da un principio di demenza senile. La malattia del genitore si rivela presto un’occasione per i due protagonisti di scandagliare dentro dei rapporti familiari non propriamente idilliaci (quello con il padre che non è mai stato molto presente nelle loro vite in primis, ma anche quello tra loro due) da cui inevitabilmente emergono rancori e contrasti mai sopiti, e che anzi sono alla base delle travagliate e fallimentari vicende personali e sentimentali di John e Wendy.

JPG - 75.1 Kb

Nonostante l’argomento affrontato dal film della Jenkins sia certamente delicato e (proprio per questo) molto spesso incline ad una certa retorica borghese dai toni apologetici nei confronti del nucleo familiare, la bravura della regista e sceneggiatrice consiste appunto nel non cadere nella trappola di scontati moralismi, e in una rappresentazione del dramma familiare che, per fortuna del film, proprio nei passaggi più “drammatici” evita effetti troppo patetici e seriosi e vira invece verso soluzioni contrassegnate da un umorismo (a tratti anche irriverente) che brechtianamente spiazza lo spettatore, e gli fa gustare ancora di più questo piccolo capolavoro.


Portfolio

Rispondere all'articolo