Un uomo, un santo: Il sindaco del rione Sanità

mercoledì 26 marzo 2008, di Alessandro Puglisi

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Applausi calorosi, ieri 25 marzo, per il debutto de Il sindaco del rione Sanità, di Eduardo De Filippo, portato in scena da Carlo Giuffrè, che ne cura la regia, oltre ad impersonarne (efficacemente, come vedremo) il protagonista Antonio Barracano. Lo spettacolo andrà in scena fino al 6 aprile al Teatro Ambasciatori.

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Carlo Giuffrè e Aldo De Martino in una scena

De Filippo scrisse quest’opera nel 1960; se essa rappresenta una delle commedie più amate dell’artista, è di certo anche uno dei suoi testi più travagliati, composto in un periodo difficile della sua vita, segnato in particolare dalla morte della moglie Thea prima, e da quella della figlia Luisella poi.

In questa versione, i tre atti originali vengono riuniti in due parti all’interno di un tessuto drammaturgico preciso, quadrato, che si incentra sulla fine della vita di Antonio Barracano, pratico e pragmatico personaggio, che dirime le questioni del rione Sanità, alla luce del valore della giustizia.

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Una giustizia altra da quella dell’autorità costituita, Barracano rappresentando un’autorità, ma lontana dallo Stato, un giudice e consigliere presso cui non c’è bisogno di “scappellarsi”. Un uomo segnato da un unico episodio, di ingiustizia, vissuto da ragazzino, che gli donò d’un colpo il senso del mondo, e della sua rotazione. Barracano, paradossalmente, è un uomo la cui fine sarà sancita da un’ingiustizia, lui che tanto ha “lavorato” per far diminuire i morti, per far tacere le rivoltelle. La sua missione è stata titanica, e rimarrà incompiuta, come qualsiasi uomo di buon senso del resto poteva prevedere.

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Giuffrè ci regala un personaggio “vivo”, profondamente napoletano, animato da una mimica di disillusione, di esperienza. Di vita. Siamo all’ultimo tratto della sua parabola esistenziale, dopo la coltellata di Arturo Santaniello, e quale chiusura potrebbe essere migliore, per tirare le fila dell’azione teatrale, se non quella della cena finale, in cui lo stesso Arturo, padre di Rafiluccio, è costretto a firmare una donazione a favore del figlio; in cui Antonio avverte un ultimo malore, e andando nella stanza accanto col professore Fabio Della Ragione (interpretato da un Alfonso Liguori degno di nota), non ne uscirà più.


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