La quantità e la qualità dell’istruzione universitaria
sabato 3 marzo 2007, di Giofilo
"Un esame rallenta la tua carriera universitaria?". E’ lo slogan di una delle numerose aziende che prestano, in cambio di più o meno grandi somme di denaro, servizi agli universitari "in difficoltà" con gli studi.
La situazione dell’Università italiana è, oggi, tragica. Essa cerca di adattarsi alle nuove esigenze dei giovani, i quali vogliono fondamentalmente tre cose: studiare poco o niente per laurearsi, lavorare subito, guadagnare abbastanza.
E’ ovvio, non bisogna generalizzare, ma in certe Facoltà la maggior parte degli "studenti" la pensa proprio così. Le Università, da parte loro, diventano sempre più dei laureifici (o anche esamifici).
E’ curioso osservare un movimento di opposizione. Più le Università aprono i loro portoni e permettono a chicchessia di conseguire l’agognato "pezzo di carta", più lo studente serio (quello che studia ore e ore al giorno, per intenderci) cerca e sogna "altri lidi" per la propria istruzione: gli Istituti Superiori, le Università private prestigiose e costose, le Università all’estero. Più la laurea diventa un traguardo possibile per tutti, più l’offerta didattica è scadente. E’ un dato di fatto.
L’odiato numero chiuso, questa pratica giudicata dalla maggior parte degli studenti anti-democratica, sembra allora essere l’unico modo per salvaguardare una certa "qualità" dello studio e degli studenti italiani. Lo sappiamo tutti: si iscrive all’Università anche chi, ad esempio, non sa formare una frase con il congiuntivo; e non per errore, bensì perché proprio non lo sa fare! Basterebbe (altro esempio) un test d’ingresso di lingua italiana e tutto si risolverebbe.
Il diritto allo studio - per quanto, in Italia, non si capisce spesso in cosa consista - è un diritto di tutti: anche di chi è iscritto all’Università per studiare. Questo articolo non vuole certo affermare che vi sono studenti di serie A e studenti di serie B, ma semplicemente dire qualcosa che è già noto: moltissimi ragazzi si iscrivono ad un corso di laurea perché non vogliono andare a lavorare (ma anche perché non hanno trovato lavoro!), perché “è meglio fare il mantenuto”, perché non sanno cosa fare nella vita.
Se le nuove esigenze di molti giovani non coincidono con il compito per cui l’Università esiste, cioè fornire un’istruzione ed un "titolo" superiore tramite uno studio serio e continuativo, è giusto che sia l’Università a dovere adattarsi? No, non lo è.



