V-Day 2. La nuova ’casta’ di gente informata

mercoledì 23 aprile 2008, di Ermelinda Garaci

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“Libera informazione in libero Stato”. Sarà questo il tema del Vaffanculo Day 2. Venerdì 25 Aprile 2008 si aprirà il secondo capitolo dell’iniziativa promossa da Beppe Grillo. Egli reputa che sarà «il Vaffa Day che avrà più successo del primo». E c’è da scommetterci: già il movimento comincia a diffondersi, sotterraneo e lontano dal clamore dei media tradizionali, tra il popolo del web. E non a caso, nella lista stilata dal domenicale britannico “The Observer”, Beppe Grillo figura al nono posto tra i cinquanta blogger più potenti del mondo. La marcia del V2-Day Per questo Vaffa Day Grillo ha le idee chiare: contrastare la disinformazione dei mezzi di comunicazione. «Le parole dei politici contano poco, quelle dei giornalisti neanche sono più parole, ma proclami contro terzi. Del loro ciarlare facciamo volentieri a meno.» E così il 14 Marzo 2008 ha depositato in Cassazione tre quesiti referendari che prevedono:

  Abolizione dell’Ordine dei Giornalisti
  Abolizione dei finanziamenti all’editoria
  Abolizione della Legge Gasparri sulle frequenze tv

«Il cittadino informato può decidere. Il cittadino disinformato crede di decidere. Disinformare è il miglior modo per dare ordini.» Questo è ciò che si legge nel suo blog. Partirà da Torino, quindi, la maratona per raccogliere le firme. Maratona reale, ma anche virtuale: «Ognuno sceglie la propria immagine, il proprio messaggio e, con altre centinaia di migliaia di cittadini, sfila in rete per liberare l’Italia dalla camicia di forza della censura mascherata da informazione. Il potere ha il controllo dei media. Il potere ha il potere perché ha il controllo dei media. Se i cittadini riprendono il controllo dei media la democrazia in Italia è ristabilita. Per questo siamo in marcia».

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Grillo è pronto per il V2 Day

Siamo in marcia, dunque. Ma per cosa? Abolire l’Ordine dei Giornalisti, innanzitutto. Ma sarà poi giusto? E quelli che aderiscono al V-Day si rendono conto di cosa comporta tutto ciò? Nei commenti sparsi qua e là tra i vari blog si riscontra un largo consenso. Uno tra tutti l’esempio di noisefromamerika.org (blog di economisti italiani all’estero): «E’ evidente che l’ordine dell’iscrizione all’Ordine dei giornalisti, per quanto aggirabile ed aggirato, limita la libertà di entrata nel settore del giornalismo da parte di chiunque abbia voglia di scrivere ed essere letto […]». Ma abolendo l’Ordine dei giornalisti non si creerebbe più confusione in un mondo di ruoli che è, di per sé, già molto precario?

Ma ancora più rivoluzionaria e radicale appare la proposta di tagliare i finanziamenti. È giusto abolire un tipo di aiuto finanziario che finisce per essere percepito dai maggiori editori creando un’oligarchia che limita il pluralismo? O è giusto lasciare le cose come stanno, continuando a dare la possibilità a giornali minori di far sentire la propria voce? Grillo dal suo blog commenta ironicamente: «Tagli ai costi della Casta (dei giornali, ndr) sono nel dna della Mondatori, di RCS, del Sole 24 Ore e dell’Espresso-La Repubblica. Gruppi di punta del risanamento italico. L’importante è, però, che i tagli non li riguardino. Berlusconi, De Benedetti, la Confindustria e il “salotto buono” di RCS si fanno pagare i costi del telefono, della luce e dei francobolli per le spedizioni. Hanno un’IVA scontata e, se gradiscono, finanziamenti agevolati. Sono contento. I più ricchi imprenditori italiani lo sono un po’ anche per merito nostro. Quando lo psico-nano leccherà un francobollo gratis per spedire Panorama e il liberal distruttore della Olivetti non pagherà la bolletta della luce penseranno a noi con affetto sincero.» Dai dati forniti da Beppe Lopez ne La Casta dei Giornali risulta che l’esborso complessivo dello Stato italiano a favore della Casta dell’editoria tende a toccare il tetto dei 1000 milioni di euro. Cifra impressionante se si considera la crisi pluriennale in cui versa l’editoria italiana.

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Ma come sappiamo Grillo ha proposto anche un ultimo punto che riguarda il Testo Unico del 31 Luglio 2005, conosciuto dai profani come Legge Gasparri. Anche in questo caso, nel sistema italiano, siamo di fronte ad un’ingiustizia. La legge Gasparri, dal 2004 ad oggi, continua a permettere a Rete 4 di proseguire nella trasmissione dei suoi programmi (benché ciò spetterebbe a Europa 7). La situazione è in palese contrasto con quanto aveva dichiarato la Corte Costituzionale già nel 1999 e ha ribadito oggi: «Il regime di assegnazione delle frequenze nel nostro Paese non rispetta il principio della libera prestazione dei servizi e non ha criteri di selezione obiettivi-trasparenti-non discriminatori-proporzionati.” Per cui Grillo non propone di cambiare o modificare parzialmente il testo della Gasparri. Rischieremmo di non liberarcene più! La legge, secondo il comico genovese, andrebbe eliminata completamente.

Ecco quindi spiegata la necessità di questo V-Day. Proprio nel giorno della Liberazione. Liberazione potrebbe essere la parola chiave. Per liberarci dall’informazione servile. Per far sapere alla gente e per far cambiare le cose. In meglio!


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