Immagini utili dal blog di Mario Adinolfi, uno dei candidati a segretario del PD
Cosa può fare un videofonino in presa diretta durante una riunione politica
martedì 2 ottobre 2007, di Roberto Pirruccio
Un vertice come tanti, tra i candidati alla segreteria del Partito Democratico, il Presidente del Consiglio e qualche uomo forte della macchina ulivista.
Mario Adinolfi ha fatto dell’essere al passo coi tempi una bandiera ed è sicuramente suo interesse giocarsi la carta del videofonino in presa diretta durante una riunione politica. Ciascuno dei candidati attorno a lui ne è ben cosciente. E se lo tira fuori lui il telefonino, piuttosto che Prodi o Letta, nessuno ha problemi a capire il senso di cosa sta accadendo.
Il video, di circa due minuti, si apre con una panoramica sul tavolo di discussione. Adinolfi ha voglia, oltre che di farci vedere, anche di farci sentire. Infatti, l’intero video è un montato di alcune sequenze, senza operazioni registiche. Però Adinolfi ci tiene a farlo iniziare con una frase di senso compiuto: «L’informazione di servizio è una cosa su cui noi puntiamo moltissimo, di ottenere dalla Rai e dalle emittenti...», si sente, in sottofondo.
È una stanza modesta, un tavolo e qualche sedia attorno. Si vedono Prodi, a sinistra, Napolitano al suo fianco, Letta, l’unico in piedi, poi Veltroni, Gawronski, Adinolfi e la Bindi. Sullo sfondo, bivaccano loro malgrado alcune persone, probabilmente assistenti e collaboratori dei politici.
Prodi ascolta le discussioni senza battere ciglio, con la classica mano riflessiva sul mento, Napolitano neanche se ne accorge. Letta è lì vicino, in piedi; è probabile che si sia alzato dal posto vuoto che si vede poco più avanti col video, di fronte ad Adinolfi, o che si sia riavvicinato proprio per apparire nella ripresa comune.
Il più lesto e furbo a pensare l’azione migliore nel più breve tempo possibile è Veltroni. Sa bene che, come minimo, questo video finirà sul blog di Adinolfi; possibilmente, in giro per il web e in onda nei tg nazionali. Cosa che è accaduta, infatti. Veltroni sorride all’obiettivo già prima d’essere inquadrato, sta evidentemente aspettando d’essere ripreso. Poi saluta con simpatia e torna ad ascoltare i temi della riunione. Tre secondi felicissimi, in quanto a potenziale impatto mediatico. Un’abilità estemporanea che ci si poteva aspettare. D’altronde, che gli unici a giochicchiare con un cellulare tra le mani siano lui e Adinolfi, a quel tavolo, è un dettaglio "tecnologico" non indifferente. Gawronski lancia un’occhiata fugace, accenna un sorriso costrettissimo; sembra distaccato dalla pratica "poco seria", ma non ha motivo di contrariarsi.
Poi tocca ad Adinolfi, che parla a favore di videofonino e dice «Ragazzi, questa è una riunione fantastica, eh. Ci sono tutti».
A quel punto, ripassa su Prodi per arrivare a Rosy Bindi. La candidata apre con un sorriso materno, ma l’istinto è poco confidente: pur essendo abbastanza composta sulla sedia, accenna un movimento, come a volersi sedere meglio, per una migliore posa. Un comportamento sorpreso, poco naturale, decisamente meno accorto di quello dello scaltro Veltroni. Che bissa la prima felice trovata, facendosi trovare prontissimo a cogliere, con la coda dell’occhio, il ritorno delle riprese di Adinolfi, e ad annuire con interesse e decisione alle parole del relatore.
Finestra d’ispirazione dantesca ("Walter, vorrei che tu, Romano ed io...") e altra sequenza: la riunione è finita, come si evince dalle numerose strette di mano. Adinolfi lo conferma e improvvisa un siparietto con Pier Giorgio Gawronski; istrionico, seppur un po’ più disteso. È probabile che Gawronski abbia inteso queste riprese a vertice concluso come un giocoso fuori onda, a differenza del più morigerato momento di lavori in corso immortalato in precedenza. Comunque composto, si lascia andare a uno scambio di battute sulla par condicio degli zii; Adinolfi gli chiede sarcasticamente di salutare lo zio (Jas, eurodeputato di Forza Italia), ma lui si lamenta perché Enrico Letta (nipote di Gianni Letta, anche lui di Forza Italia) non ha ricevuto lo stesso "trattamento".
Poi, break di dubbio gusto: un passaggio di testo in stile Star Trek ci spiega che tutti partecipanti hanno al tavolo un libro dalla copertina blu: si tratta di "Generazione U", che Adinolfi ha scritto personalmente e che ha «voluto regalare a ognuno con una dedica diversa». Tradisce un po’ l’indice di serietà della propria candidatura quando scrive sul blog che gli spiace «solo di non essere riuscito a filmare abbracci e baci con il presidente del Consiglio dopo che ha letto la dedica che gli ho fatto sul libro»; un’uscita eccessivamente riverenziale, che aiuta il carattere d’uomo comune, ma non gli dona certo alcuna fierezza, nell’ottica di un futuro relazionarsi a un’alta carica dello Stato con l’entusiasmo di un fan che fa la foto con la rockstar.
Ultima parte con Adinolfi bloccato all’ingresso dalla calca di giornalisti e reporter che assaltano i "famosi", poco più in là dell’uscio. «Abbiamo fatto una cosetta importante, diciamo», conclude, con tono dalemiano.






